Lavoro & Crescita

SALARI REALI, ADI E SFL: GLI ULTIMI DATI DI OCSE E INPS

SALARI REALI, ADI E SFL: GLI ULTIMI DATI DI OCSE E INPS

Ancora un calo per gli stipendi italiani; addirittura il più consistente rispetto a tutta l’area Ocse.

A radiografarlo è l’ “Employment outlook” diffuso in questi giorni dalla stessa Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che, per il primo quadrimestre di quest’anno, ha certificato i salari reali nel nostro paese ancora al di sotto del 6,9% rispetto all’ultimo periodo preso in termini di comparazione: ottobre-novembre-dicembre 2019, l’ultimo trimestre pre-Covid.

Un dato chiaramente negativo (peggio di noi hanno fatto solo Svezia e Repubblica Ceca), destinato, stando alle proiezioni del report, a rimanere tale pure nel prossimo biennio anche se leggermente attutito da un lieve calo dell’inflazione che giungerà come una manna dal cielo in soccorso del potere d’acquisto degli italiani (ricordiamo che tra il 2015 e il 2023 il costo della vita in Italia è cresciuto del 19,6%).

Decisamente diversa la fotografia scattata altrove, coi salari reali incrementatisi mediamente del 3,5% in ben 29 dei 35 paesi presi in esame. In Italia, però, la situazione acquisisce un ulteriore rilievo negativo in virtù di una situazione di stand-by che si protrae addirittura dagli anni Novanta, coi nostri salari reali cresciuti dell’1% appena contro il 32,5% della media dei paesi dell’organizzazione. Stando ad una recente radiografia sulla “consistenza” del reddito lordo annuale italiano, risalta la differenza di più di 10.000 euro tra il dipendente di una MPMI e una impresa con oltre 1.000 dipendenti. Sul podio delle regioni con le RAL più elevate troviamo Trentino, Lombardia e Piemonte; ultimo posto invece per la Basilicata.

Oltre ai dati forniti da Ocse, in questi ultimi giorni sono stati resi noti anche quelli dell’Osservatorio dell’Inps su Adi (Assegno d’inclusione) e Sfl (Supporto alla formazione e al lavoro), le due forme di sostegno che hanno soppiantato il vecchio Reddito di Cittadinanza.

Per quanto riguarda il primo, l’Inps ha reso noto di aver accolto dal 1 gennaio (data in cui è entrato in vigore) al 30 giugno scorso 700.000 domande circa (per un totale di 1,7 milioni di cittadini coinvolti), mentre per l’altro le domande accolte a partire da settembre dell’anno scorso sono state 96.000. Per quanto riguarda l’Assegno d’Inclusione, la spesa media erogata mensilmente dall’istituto è ammontata a 618 euro, a differenza delle 350 euro (ma questa è stabilita da principio) che per un massimo di 12 mesi andranno ai 96.000 lavoratori potenzialmente occupabili che ne hanno fatto richiesta: il 57% di sesso femminile, il 50% del complesso di età compresa tra i 50 e i 59.

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