Lavoro & Crescita

IMPRESE, IN 100MILA RISCHIANO IL FALLIMENTO

IMPRESE, IN 100MILA RISCHIANO IL FALLIMENTO

Costruzioni e servizi tra i comparti. Microimprese in termini dimensionali. E meridione dal punto di vista geografico. È questo il profilo dell’impresa a rischio fallimento nel 2022 tracciato da Cerved, che in un monitoraggio capillare tra oltre 600mila società di capitali ha misurato l’impatto potenziale del nuovo quadro economico, peggiorato dalle impennate dei costi delle materie prime e dell’energia. Il risultato delle imprese a rischio per l’anno corrente arriva quasi a 100mila per un totale di 831mila lavoratori.

Sempre secondo il rapporto, sono 111 su 233 i comparti che tra 2021 e 2022 hanno peggiorato il proprio profilo di rischio. Tra questi, oltre a costruzioni e servizi, troviamo viaggi e aeroporti, parrucchieri e dettaglio moda, ristorazione e autonoleggi (quelli più penalizzati dalla pandemia). In peggioramento anche la situazione dell’industria, della siderurgia, della produzione di tubi e della lavorazione dei metalli. Ma anche auto e cantieristica, insieme al comparto agro-industriale, non promettono bene. Il solo a presentare dati in linea con l’era pre-Covid è il settore energetico.

Per quanto riguarda l’aspetto dimensionale, le microimprese registrano i dati meno brillanti con un’area di rischio pari al 17% che scende al 9,9% per le piccole aziende, al 6% per quelle medie e al 4,4% per le grandi.

A livello geografico il pericolo si conferma maggiore al sud dove si arriva contano 6 aziende su 10 a rischio fallimento, quasi il doppio rispetto allo scenario del nord.

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