Lavoro & Crescita

COMMERCIO AL DETTAGLIO, UN DECENNIO DI CHIUSURE

COMMERCIO AL DETTAGLIO, UN DECENNIO DI CHIUSURE

Abbigliamento in primis; poi, a seguire, un po’ di tutto: mobili-casalinghi, edicole, macellerie, scarpe-borse.
Stando al report di Infocamere, sono questi i settori colpiti maggiormente dalla moria di attività di commercio al dettaglio registrata in questi ultimi dieci anni nelle aree metropolitane italiane.
14 le città prese in esame dall’analisi, per un totale di 17.000 attività che hanno abbassato la saracinesca (104.000 quelle che lo hanno fatto nell’arco dello stesso decennio su tutto il territorio della penisola). A guidare questa classifica “nera” – determinata più che altro dall’impennata dell’e-commerce e dei prezzi dell’affitto del mercato immobiliare dei fondi – troviamo Bari sul gradino più alto del podio, poi Roma e Torino, rispettivamente con -22%, -18% e -17%. Seguono poi Palermo (-14%), Firenze e Venezia (-13%), Bologna (-12%), Genova (-9%), chiudono Cagliari, Catania e Messina tutte con -8%.
Come sottolineavamo in principio, il settore più colpito nel decennio è stato l’abbigliamento (4.300 le attività cessate), poi l’arredamento (oltre 2.000), le edicole (1.400), ferramenta (1.198), calzature e articoli in pelle (1.150), cartolerie (1.093), gioiellerie (954), macellerie (933), tessuti (920), panifici (494), articoli sportivi (480). Tra le 14 città sotto la lente d’ingrandimento, 3, Napoli, Reggio Calabria e Milano, sono andate in controtendenza rispetto alle altre, con incrementi rispettivamente del 7%, 5% e 3%.
Controtendenza in positivo in tutte e 14 le città per ciò che riguarda il numero dei grandi magazzini (400 mq almeno di superficie di vendita e almeno 5 reparti escludendo quello alimentare), cresciuto del 133%. Boom positivo anche per i discount alimentari (+95%), gli ipermercati (+33%) e i supermercati (+7%).

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