NEET, PICCOLI PASSI IN AVANTI
Dal 15,2% del 2020 al 12% del 2025 in Europa; dal 26,6% del 2016 al 15,6% dell’anno scorso in Italia.
Seppur consapevoli che c’è ancora tanto da fare, sul fronte dei Neet (i giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni che né studiano e né lavorano), una boccata di ossigeno la stiamo tirando eccome. Lo testimoniano le percentuali, lo testimoniano i numeri che denotano una riduzione dai 3 milioni del 2018 agli 1,87 del 2025. La strada per raggiungere questi risultati (lo ribadiamo, che non possono soddisfarci visto che nella classifica europea l’Italia è al penultimo posto, davanti solo alla Romania) è stata spianata da programmi specifici messi in campo come il Programma Gol o fondi stanziati come quelli del Pnrr tanto per citarne un paio. C’è dunque ancora tanto da lavorare per ridurre ulteriormente quel numero, e bisogna farlo rivolgendo l’attenzione principalmente su due fronti: quello delle regioni meridionali (dove si registra il superamento della media nazionale) e quello delle donne che continuano ad essere in netta maggioranza (59%) rispetto agli uomini, con un tasso che raggiunge il 30,3% nella fascia tra i 30 e i 34 anni mentre gli uomini si attestano sul 13,8%. Il perchè è presto spiegato dal fattore maternità, a testimonianza che continuiamo a vivere in un paese in cui fare la mamma e contemporaneamente lavorare non è proprio il più semplice tra gli incastri.
Guardando ulteriormente nel dettaglio il numero di 1,87 milioni emerge che poco più di 700.000 risultano di età compresa tra 30 e 34, una fascia alquanto delicata per chi progetta di costruirsi una famiglia. Ecco perchè contrastare l’aumento del numero di Neet è a tutti gli effetti la prima arma per arginare il pericoloso calo demografico che stiamo attraversando da qualche anno.
Tutt’altro che ininfluente è il livello educativo dei genitori: del 67% delle figlie che hanno genitori con licenza elementare solo il 3,3% taglia poi il traguardo della laurea.
Poco prima accennavamo all’importanza dei programmi messi in campo per il raggiungimento di questi risultati. Tra questi merita menzione “Articolo + 1”, un progetto che la Fondazione Compagnia di San Paolo ha portato avanti con una serie di comuni e che nella sola area metropolitana torinese
ha coinvolto più di 6.500 giovani.