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Secondo i dati resi noti dall’Istat, con il +11,9% raggiunto nel mese di ottobre 2022, nel nostro Paese l’inflazione si è attestata sul livello più alto rispetto al marzo 1984 con un balzo addirittura più importante dal 1954 e con un aumento congiunturale sul mese di settembre ’22 del 3,5%. A pesare di più i prezzi energetici, passati da un +44,5% di settembre a un +73,2% di ottobre, e quelli del carrello della spesa passati dal 10,9% al 12,7%.

Secondo invece il report L’economia delle regioni italiane realizzato dalla Banca d’Italia che ha analizzato le dinamiche congiunturali del Paese prendendo in considerazione il periodo che va da gennaio 2021 a settembre 2022, sono le famiglie che vivono nelle regioni del Nord-Est, in Sicilia e in Sardegna quelle che hanno perso più potere d’acquisto a causa dell’impennata dell’inflazione. Il divario rispetto ad altri territori è motivato dall’incidenza di alcune categorie di spesa nell’incremento dei prezzi al consumo e nel paniere di spesa: tra queste alimentari, trasporti (e quindi benzina) e costi per l’abitazione (bollette incluse).

Isole

Nel mese di settembre 2022 la variazione sui 12 mesi dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per la collettività (Nic) ha registrato un picco nelle Isole dove è arrivato a toccare il 10,2%, contro l’8,9% dell’aumento nazionale. In Sicilia e Sardegna prodotti alimentari, trasporti e costi (anche energetici) per la gestione della casa hanno un peso maggiore sull’incremento dei prezzi e assorbono una quota importante (circa il 67%) della spesa delle famiglie. Secondo l’Istat quest’ultima nel 2021 si è attestata sui 2.011,52 euro al mese contro i 2.437,36 euro della media nazionale.

Nord-Est

Anche nel Nord-Est la variazione dell’indice generale dei prezzi a settembre 2022 (+9,4%) supera la media nazionale. In questo caso il differenziale è legato al peso delle componenti di spesa a base energetica (quindi benzina per l’auto ed elettricità e gas per la casa) ma anche e soprattutto al contributo dei servizi ricettivi e di ristorazione. Anche le categorie arredamento, servizi per la casa e “altri servizi” pesano in quest’area dove nel 2021, secondo l’Istat, le famiglie hanno speso in media complessivamente 2.637 euro al mese, superando così la media nazionale.

Imprese

L’aumento dei prezzi non pesa soltanto sul potere d’acquisto delle famiglie ma anche su quello delle imprese: sempre secondo le elaborazioni della Banca d’Italia su dati Istat, infatti, l’incremento dei costi per le aziende che operano nel settore manifatturiero (fatta eccezione per la raffinazione del petrolio) è stato più accentuato nel Nord-Ovest dove si concentrano produzioni chimiche e metallurgiche. Le imprese del Centro e del Mezzogiorno hanno registrato invece costi minori grazie alla presenza di comparti meno esposti ai rincari come il tessile, gli alimentari e i mezzi di trasporto.

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