Lavoro & Crescita

Manovra, cosa bolle sul fronte pensioni

Manovra, cosa bolle sul fronte pensioni

Dopo l’approvazione della scorsa settimana, proseguono i lavori sul disegno di legge della Manovra da 18 miliardi che il Consiglio dei ministri presenterà a breve al Parlamento (molto probabilmente tra qualche giorno).
Ma cosa si sta muovendo, e cosa invece è fermo, sul fronte delle pensioni?

La prima novità riguarda l’adeguamento dell’età pensionabile in merito alla quale il Consiglio dei ministri ha trovato la quadra spalmando i tre mesi che sarebbero dovuti partire dal 2027 in due anni: un mese a partire dal 2027, gli altri due invece dal 2028. Morale della favola, se quanto deliberato dal Consiglio dovesse ottenere l’approvazione anche di Camera e Senato, tra tre anni sarà possibile andare in pensione a 67 anni più 3 mesi, mentre per andarci anticipatamente occorreranno 43 anni e 1 mese di contributi.

Le eccezioni ci sono e riguardano i lavoratori che hanno svolto attività usuranti (che sono esclusi da ogni tipo di aumento) e le donne, che potranno andare in pensione anticipatamente un anno prima rispetto agli uomini. Si andrà avanti anche con l’assegno fino a un massimo di 1.500 euro (Ape Sociale), destinato ad invalidi (con un tasso di invalidità dal 74% in su), caregiver, disoccupati di lungo corso e per chi svolge lavori usuranti. Si andrà avanti anche con i bonus destinati a coloro i quali pur avendo tutti i requisiti per andare in pensione anticipatamente entro il 31 dicembre dell’anno prossimo decideranno di restare al lavoro, con una retribuzione che aumenterà del 10%.

Almeno al momento, la mancanza di risorse tiene in stand-by la riconferma di Quota 103 e Opzione Donna.

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