Rate: la metà degli italiani ha un debito da saldare
Indebitati sì ma contenti. Contenti di non aver rinunciato all’acquisto di qualcosa che desideravamo per capriccio o perchè ritenevamo necessario. E poco importa se inflazione, costo della vita e inconsistenza salariale viaggino a braccetto spediti, l’importante è non aver ceduto al “vorrei ma adesso non posso proprio permettermelo”.
È nel nome di quello sfizio o esigenza adesso soddisfatti che molti non esitano a bussare alle porte dell’istituto di credito di fiducia per chiedere un prestito, caricandosi di una spesa che nella maggior parte dei casi si trascinerà per mesi se non anni.
Nella trappola della rata ci si finisce un po’ per tutto: mutui, macchine e motociclette innanzitutto, elettrodomestici ed elettronica a seguire e pure per regalarci i dieci giorni indimenticabili nel paradiso caraibico che altrimenti resterebbe un sogno.
A dettagliarci la mappa delle richieste di credito degli italiani ci ha pensato come sempre CRIF, la Centrale Rischi di Intermediazione Finanziaria, società privata che gestisce una maxi banca dati di informazioni su crediti e finanziamenti di privati e aziende utile per valutare il merito creditizio (EURISC).
Dall’ultima elaborazione che ha preso in esame i primi sei mesi del 2025 è risultato innanzitutto che gli italiani che si sono caricati in spalla un finanziamento da estinguere nei prossimi anni sono addirittura 34 milioni, praticamente più della metà della popolazione, un numero certamente di rilievo e pure in netto aumento (+ 13%) rispetto a quello emerso nello stesso periodo di un anno fa. I più spendaccioni? Senza dubbio i toscani, una regione dove due milioni e mezzo di persone (il 67,8% della popolazione) ha un rapporto di credito attivo, davanti a Valle d’Aosta e Lazio rispettivamente seconda e terza nella classifica degli ‘spendi e spandi’ col 67,2% e il 66,4%. Trentino (32,5%), Basilicata (47,8%) e Campania (52,7%) sono invece le tre regioni più parsimoniose.
Per quanto riguarda l’entità della rata media mensile, lo studio di CRIF ne ha calcolato una da 278 euro (cifra stabile rispetto ai dati emersi dall’analisi di un anno fa), mentre per quanto riguarda il totale dell’importo da dover restituire ci si è attestati sui 31.637 euro (comprensivi di interessi).
Come dicevamo in precedenza ci si indebita per i bisogni o capricci più disparati: per sostenere le spese relative alle abitazioni (34,9%), per l’acquisto di una motocicletta o un’automobile (30,2%) e per il mutuo della casa (23,6%).
Ma il dato più sorprendente arriva però dal settore del turismo visto che moltissimi italiani (addirittura il 18% in più rispetto al 2024) non hanno esitato un solo istante a chiedere un gruzzoletto in prestito per l’acquisto di un pacchetto vacanze altrimenti ben lontano dalle proprie disponibilità. E che quando c’è di mezzo il nostro relax e divertimento non siamo soliti badare a spese (gli uomini in particolar modo) lo hanno verificato pure le rilevazioni effettuate da altre due piattaforme, Facile.it e Prestiti.it, secondo cui le richieste di prestito avanzate dal campione di 200.000 clienti preso in esame ammonterebbero addirittura a 100 milioni di euro.
Certo è che da una popolazione che non mostra esiutazioni quando c’è da chiedere una somma in prestito ci si aspetterebbe un grado di competenza finanziaria almeno di livello medio, eppure non è affatto così. Sono infatti gli stessi risultati delle analisi ad evidenziare un quadro di conoscenze e preparazione ben al di sotto della media europea. Tanto per fare un esempio, la percentuale di italiani in grado di distinguere la differenza tra interessi semplici e composti raggiunge a stento appena il 17,2%.
Mai come in casi del genere scarsa conoscenza e possibilità di essere raggirati camminano di pari passo. E infatti non è un caso se l’anno scorso quasi un milione di italiani in cerca di un prestito ha subito un tentativo di truffa o ne è rimasto vittima con un danno complessivo, calcolato sempre da Facile.it, intorno ai 630 milioni (740 euro a testa e oltre 900 nel 15,4% dei casi).
A fronte di quanto appena detto vien da sè chiedersi come tutelarsi dalla miriade di tentativi truffaldini che arrivano nella maggior parte dei casi da finti call-center, indirizzi di posta elettronica e siti farlocchi, fino al tradizionale porta a porta e dai canali di messaggistica più diffusi come whatysapp.
In realtà di vademecum anti-truffe ce ne sono anche a non finire, tutti codificati sulla base di consigli che si assomigliano abbastanza.
Questi decaloghi spaziano infatti dalla diffida di chi promette finanziamenti semplici e convenienti a chiunque, all’attenzione agli interessi e alle spese economiche che si accettano sottoscrivendo il contratto. Ma è fondamentale rivolgersi inoltre agli istituti legittimati dalla Banca d’Italia e consultare gli elenchi dell’Organismo degli Agenti e dei Mediatori e del cosiddetto Modulo Secci (il documento per la tutela dei consumatori, obbligatorio da quindici anni, con tutte le informazioni importanti su un contratto di credito al consumo). Insomma, l’ABC che il popolo della rata dovrebbe conoscere a menadito.