Sicurezza, il nuovo Decreto punta sui controlli: con quali ispettori?
Le trecento nuove assunzioni di ispettori del lavoro nel prossimo triennio equivalgono ad una media di tre in più per ogni città: un numero risibile se si pensa a grandi aree come quella romana, milanese, napoletana o torinese”.
Questo è uno dei passaggi della lunga intervista pubblicata sull’ultimo numero di Lavoro & Crescita (XVII, pag. 3,4,5) a Bruno Giordano, magistrato della Corte di Cassazione ed ex Direttore Generale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, figura di indubbia preparazione in termini di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro, che fin da subito non ha mai fatto mistero sulle sue perplessità (e contrarietà) nei confronti dell’ultimo DDL in materia.
Approntato l’anno scorso ma in vigore da questo, il provvedimento secondo il magistrato si caratterizzerebbe “…soprattutto per ciò che non prevede in termini di giustizia pur essendo condivisibile in alcune (ma solo alcune, ndr) sue disposizioni” tra le quali – oltre al meccanismo di premialità per le aziende più virtuose, l’estensione del badge di cantiere a tutte le imprese dell’edilizia, il potenziamento della formazione, la tutela degli studenti dell’alternanza scuola/lavoro anche nei tragitti in itinere e la maggiore rigidità contro molestie e condotte violente – spicca come al solito l’incremento dei controlli.
Ma in relazione ai numeri decisamente scarni sottolineati da Giordano, è legittimo chiedersi se si sia realmente nelle condizioni di eseguirli come si dovrebbe, riuscendo a reggere l’urto di un carico di lavoro decisamente notevole (si pensi per un attimo ai cantieri di ogni ordine e grado disseminati per la penisola).
Nel tentativo di toglierci ogni dubbio abbiamo deciso di andare a curiosare tra i registri dell’Ispettorato, per misurare la reale consistenza della sua forza lavoro e relativa capacità di intervento in un paese in cui i cantieri certo non mancano, soprattutto nell’era (e nell’anno clou) del Pnrr. Il numero di controlli eseguiti nel 2024 alimenterebbe una buona dose di fiducia: +59% rispetto all’anno prima, percentuale che si riferisce solo agli interventi dell’Ispettorato Nazionale e non da altri enti come l’Inps (anch’essa in saldo positivo col +5%) o l’Inail (-12%).
Nonostante l’incremento del 2024 (e in attesa dei numeri targati 2025), è bene andarci però coi piedi di piombo. Già, perché la parabola decennale dell’Ispettorato – costituito nel 2015 con l’intento di accentrare le varie funzioni ispettive, comprese pure quelle previdenziali e assicurative normalmente in capo a Inps e Inail – narra di un’ente per la gran parte della sua storia poco attrattiva per mole di lavoro, carico di responsabilità, conciliazione con la vita privata e retribuzioni non esaltanti.
E infatti, nel concorso bandito due anni fa per ispettori tecnici, su 1.149 posti a disposizione ne risultarono occupati 850 ma solo in 600 decisero di proseguire l’avventura: 250 di quei neoassunti se la diedero subito a gambe preferendo alla carriera da ispettore sul campo quella da impiegato e amministratore in altre realtà pubbliche (Agenzie delle Entrate in primis) o private, allettati da prospettive di carriera più ambiziose e remunerazioni più importanti.
Numeri (e andazzo) questi che dovrebbero far riflettere, ancor di più se poi veniamo a conoscenza che lo stesso ultimo decreto caldeggiato dalla ministra Calderone mette in preventivo 300 nuovi ispettori (tra ordinari e tecnici) quando nelle prime bozze circolate ne erano stati annunciati 500.
Non c’è dunque da meravigliarsi se in molte regioni gli organici degli ispettorati continueranno a registrare carenze anche al di sotto dei due terzi del personale necessario, basta pensare a città come Milano, dove ne risultano operativi 130 a fronte di un organico che ne prevederebbe 370, o Firenze, dove dei 41 operativi a gennaio dell’anno scorso oggi ne rimangono appena 25 col compito (chiaramente utopico) di dover controllare annualmente le 87.500 aziende dell’area metropolitana, praticamente 3.500 a testa, 10 al giorno comprendendo pure Natale, Pasqua e Ferragosto.
Ma non è che la soppressione dell’Ispettorato e relativo accorpamento al Ministero del Lavoro – così com’era ai tempi del Governo Renzi – è stata messa solo temporaneamente in stand-by?
Quando si dice che la storia si ripete…